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Di lettura, libri, ebook e audiolibri

Indice

Recentemente ho seguito un corso di formazione sul lavoro da remoto e per l’ennesima volta sono rimasto colpito da alcuni ragionamenti, incontrati durante il corso, riguardo i libri e la lettura. Quindi, ho preso spunto per questa riflessione che include anche tutte le volte precedenti in cui mi sono imbattuto in post e video di vari professionisti, freelance e businessman (inerenti al mio settore professionale) contenenti domande come queste:

  • Perché dovresti leggere 52 libri all’anno?
  • Quanti libri leggi all’anno?
  • Come imparare a leggere un libro alla settimana?
  • Quanti libri legge un lettore forte?
  • Quanto bisogna leggere?

Due premesse. Da laureato in lettere credo molto nel valore aggiunto della lettura; da autoctono di Subiaco – città del primo libro stampato in Italia con la tecnica dei caratteri mobili – sono un patito sia della bellezza dell’oggetto libro sia dell’utilità innegabile del contenuto che conserva. Ecco perché noto sempre una stonatura in queste argomentazioni. Ragionamenti di questo tipo riguardo i libri e la lettura mi sembrano fanciulleschi, una sorta di condivisione tra scolari ai quali è stato suggerito caldamente di leggere molto. Riflessioni puramente quantitative e mai qualitative, che si portano dietro un’altra serie di aspetti, del tipo:

  • Tecniche di lettura veloce
  • Come leggere 1 libro a settimana
  • Skimming: cos’è la lettura orientativa o superficiale

Ecco, mi sorprende che persone – anche molto valide – cadano in questi bias cognitivi e non riescano a elevare il proprio pensiero da aspetti meramente quantitativi, come se bastasse l’abbondanza a fare l’eccellenza.

Quantità e qualità sono profondamente diverse: posso anche leggere 52 libri all’anno, ma se non scelgo con cognizione i testi che leggo, sprecherò soltanto il mio tempo in un’azione priva di senso, fine a se stessa, che oltretutto mi obbliga ad applicare delle tecniche per velocizzare il processo e fare più in fretta, in una rincorsa continua.

A cosa serve leggere un libro a settimana se non ne traggo nessun beneficio in termini di ricchezza di pensiero, suggestioni, stimoli o utilità professionale?
Non solo: se leggere un libro significa scansionarne le pagine per isolarne gli elementi essenziali, in base a quali presupposti posso stabilire la qualità dello scrittore e del testo scritto?
E ancora: riuscirò a ricordare qualcosa di ciò che avrò letto, o sarà più probabile che mi mancherà il tempo – necessario e fisiologico – per metabolizzare le informazioni, farle mie e lasciare che contribuiscano ad arricchire il mio pensiero e i miei ragionamenti?

Mi fa sorridere perché sembra contemporaneamente una gara di velocità e resistenza: si può definire lettura un’attività attiva che non restituisce sapere e conoscenza, oppure relax e soddisfacimento della propria curiosità? Le dissertazioni della persona di turno, che rivela quanti uomini di successo (?) siano eccellenti lettori, concludendo che sì, tutti dovremmo fare così, almeno potremmo sentirci anche noi persone di successo (?) come questi personaggi. Senza esserlo, evidentemente. Magari senza neanche volerlo.

Per esempio, io ascolto gli audiolibri: li prediligo mentre cammino al posto di musica e podcast; li ascolto anche mentre compio azioni che non necessitano di particolare attenzione. Sorrido quando qualcuno afferma di non ascoltare gli audiolibri perché è un’azione passiva, mentre invece la lettura è attiva e tale deve essere. Sorrido perché poi quelle stesse persone ricorrono a un’altra realtà che non concepisco: le sintesi e i servizi in abbonamento che riguardano gli estratti dei libri, in particolare di quelli che riguardano la professione.
Leggere gli argomenti principali snocciolati da qualcun altro, con la scusa di risparmiare tempo, mi sembra un abbandono alla pigrizia per il nozionismo fine a sé stesso. Senza alcuna utilità teorica e pratica, senza nessuna ricaduta sul sapere, sul pensiero e sul piacere – della lettura attiva – che a quel punto non c’è più.

Tra freelance, imprenditori e affini vige questa moda delle sintesi monotematiche, per acquisire competenze nel proprio settore risparmiando tempo.
Si scambiano suggerimenti su come attuare routine quotidiane per ritagliarsi momenti per leggere. Perbacco: se devo ritagliarmi uno spazio/tempo per leggere le sintesi altrui, significa che la lettura non è tra le mie priorità, non la considero importante al punto da essere un’abitudine naturale. Piuttosto il contrario: devo organizzare il mio tempo per leggere il riassunto di un libro, scegliendolo tra i riassunti di libri scelti e proposti da altri. Per illudermi di leggere sempre, tanto, più di un libro a settimana. Per stilare la mia personale classifica a fine anno da condividere con qualcuno in qualche parte nell’etere.

Personalmente non mi sono mai soffermato a penare e sia o no un buon lettore, o se possa definirmi un lettore forte. Diciamo che leggo in media 1/2 libri al mese (narrativa, poesia, saggistica, guide e manuali), in base alle preferenze del momento, alla curiosità riguardo alcuni temi o alcuni autori e alle necessità professionali e lavorative. Al di là di questo, però, grazie all’ebook e all’audiolibro, ho colto l’opportunità di poter ampliare la tipologia di argomenti da leggere o ascoltare, aumentando di conseguenza anche la quantità di letture. Ma quest’ultimo aspetto non è mai stato un obiettivo da raggiungere.

Amo il libro cartaceo e il mondo dell’ editoria (a suo tempo mi sarebbe piaciuto molto lavorare in quell’ambito), ma trovo comodissimi gli ebook e adoro gli audiolibri. In passato, mi piaceva perdermi tra le stanze delle biblioteche; ora ahimè non mi capita mai; quando posso, mi perdo tra gli scaffali delle librerie o delle bancarelle dei mercatini o delle fiere del libro. I libri li acquisto nuovi, li compro usati, alcuni li colleziono, altri li baratto, spesso li regalo, talvolta li rivendo. Insomma, del libro apprezzo tutti gli aspetti.

Tuttavia – e concludo – ciò che ritengo essenziale è avere tempo per sé, per fare le cose, per lavorare, ma anche per l’ozio. Soprattutto per il pensiero. Per pensare e scegliere il prossimo libro da leggere. Per pensare e scegliere di abbandonare a metà la lettura di un libro, se non offre nulla di utile al mio pensiero, non mi intrattiene né mi diverte. Affinché sia sempre un discorso qualitativo, legato alla qualità del mio tempo e alla mia curiosità – prima ancora che alla conoscenza e alla competenza.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro”.

Umberto Eco

Va da sé, chi legge libri con cognizione. Non i maratoneti con le tecniche o l’abbonamento al bignami digitale…

Foto: karandaev 

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