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Back-up, disaster recovery e l’insostenibile leggerezza dell’hardware

Indice

È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi.
La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi
elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso.

Italo Calvino – “Leggerezza” in Lezioni Americane

Parere personale: una delle azioni più noiose in assoluto è fare back-up. Alzi la mano chi non ha vissuto un tedio esistenziale nel dover fare una copia delle foto delle vacanze estive.

A seguire, un’altra immensa seccatura sono i piani B. Se tutti adoriamo i piani ben riusciti (come diceva il Colonnello John Hannibal Smith di A-Team), è altrettanto vero che non piace mai a nessuno prevedere il piano B di qualche cosa.

Infine, direi che un altro bel problema da risolvere sono i malfunzionamenti, che possono generare i cortocircuiti, che a loro volta sprigionano incendi.

L’incendio nel data center OVH di Strasburgo

Per esempio, questa settimana OVH o OVHcloud, un’azienda di web hosting francese che fornisce server dedicati, domini e servizi di telefonia, ha dovuto far fronte a un’incendio in uno dei loro data center a Strasburgo. Gran danno per loro, danno grande per i loro clienti: siti andati offline, email non funzionanti, e così via.

Ora, se la mentalità comune sostiene la boutade per cui queste sono problematiche solo per grandi aziende, è senz’altro vero che quest’ultime non sono affatto sprovviste di Data & Disaster Recovery. Riuscite a immaginare un Google offline (beh, magari qualche volta a qualche loro servizio è accaduto), o a un Facebook non funzionante (sì, è capitato anche a loro), a un Amazon… e così via. Con un esempio meta-referenziale, la stessa OVH oltre ai problemi, aveva le soluzioni per risolverli.

Il problema semmai è un gradino più sotto, nei clienti che pagano per avere i loro servigi e che sono scomparsi dai radar per un po’ – o forse lo sono ancora.
Ecco, il problema è proprio in quel caffè che è finito accidentalmente sull’hard disk dove abbiamo messo le foto delle vacanze estive.

Più grande è il business e maggiori sono i rischi, più piccolo è il sito è minore è il rischio, si potrebbe obiettare. Ma non è così, è una questione di mentalità, di approccio. Piccolo sito di piccola attività, one-page di freelance: se vanno offline non hanno più il loro punto di ingresso strategico in termini di business. Sì, meno male che ci sono i social con cui continuare la comunicazione, ma se ho un e-commerce (anche piccolino), non è detto che riesca a vendere con la stessa continuità di prima: magari ho il catalogo online, magari posso prendere gli ordini, ma resta il problema d’aggiornamento dell’inventario, o magari la raccolta dei dati personali degli acquirenti, oppure la gestione dei pagamenti, forse l’automazione che genera le fatture. In ogni caso potrebbe restare il problema delle email per comunicare con i clienti.

Scendo un altro gradino: sul mini-sito racconto semplicemente chi sono e cosa faccio, e prendo richieste di preventivo, o telefonate nella più classica delle ipotesi. Oppure ho una pizzeria all’angolo e se sto in zona arancione (ah già, il Covid…), devo ricevere gli ordini per l’asporto o il delivery. Insomma, hai visto mai che ciò che vale per i grandi vale anche per i piccoli?

Disaster Recovery & Data Recovery

Semplifichiamo – non me ne vogliano gli addetti ai lavori – dicendo che queste due espressioni indicano due facce della stessa medaglia: si tratta dell’insieme delle misure tecnologiche e logistico/organizzative indispensabili a ripristinare sistemi e processi o a garantire la continuità operativa. Sì perché, se ormai a tutti i livelli ogni processo è informatizzato, è ovvio che il disaster recovery riguarda molto l’informatica e la sicurezza informatica: hackeraggi, attacchi di ogni sorta e potenziali perdite di dati, perché in fin dei conti tutto è gestito dal software, ma dobbiamo sempre fare i conti con l’hardware, e potrebbe darsi che a dispetto del nome, non sia così hard come pensiamo.

La protezione dei dati personali è imposta dalla legge, quindi salvare i dati dei clienti significa garantirgli che non vadano smarriti e qualche malintenzionato ne approfitti: va bene un servizio in cloud, oppure il PC, oppure l’hard disk (si scherza per esemplificazione, ndr). Se una di queste tipologie subisce un danno deve esserci un piano B per sicurezza.

Il back-up dei dati o di un sito web

Ecco che ritorniamo al punto di partenza: tutto deve funzionare correttamente; se così non dovesse essere, devo avere una copia salvata, possibilmente aggiornata.

Prima di tutto, spazio all’intuito. Fare il back-up sullo stesso spazio/oggetto/servizio dove ho i dati o il sito non è la soluzione migliore. Se viene meno l’originale probabilmente non potrò accedere neanche alla copia. Ci vuole un piano B, un secondo spazio/oggetto/servizio dove allocare il mio back-up.

Poi ci vuole tempismo: fare un piano B significa prevedere, non trovare una soluzione a cose fatte (magari con danni irreparabili). Mettere a punto una soluzione preventiva nel caso in cui si verifichi una certa problematica è un investimento di tempo e risorse. Ma è pur sempre un investimento, non una spesa. Ripartire da zero può essere molto più oneroso.

Infine ci vuole continuità: quella famosa noia mortale di cui sopra è per il nostro bene, come ci dicevano da bambini. Sono azioni automatizzabili, sono automatismi delegabili, purché vengano fatti. E se e quando dovesse verificarsi il problema, non ce ne accorgeremo nemmeno: sapremo già cosa fare per risolverlo.

L’assistenza tecnica ordinaria di un sito web

L’assistenza tecnica di un sito web, per esempio, è il classico caso di tralasciato interesse ma fondamentale importanza. In particolare ai proprietari di piccoli siti non interessa mai investire nell’assistenza tecnica.
Perché di solito viene offerta in abbonamento annuale – e ci sarà pure un motivo no?
Tenere in buono stato il sito è quell’azione noiosa e ripetitiva che va fatta man mano e va bene delegarla a qualcuno. Se il sito va offline, non si può pretendere che chi lo ha realizzato abbia una copia di back-up. Perché dovrebbe? Anche lo sviluppatore o il web designer hanno le loro foto delle vacanze estive da sistemare. Perché dovrebbero togliere spazio sul loro hardware per metterci le copie dei siti dei committenti che hanno chiesto loro la realizzazione del sito (e non il suo back-up)?

Chiamarli in caso di problemi è assistenza tecnica stra-ordinaria, e spesso non viene neanche bene, perché è come chiedere a un pongista di giocare a tennis, così su due piedi. Il campo è diverso, la pallina non va bene, la racchetta era un’altra.
Se glielo avessimo detto prima, avrebbe avuto modo di allenarsi e giocare al meglio delle sue possibilità. Ma per vincere, non per partecipare.

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